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GIUSTIZIA e LEGALITA'

Libero quotidiano d'informazione dei Cittadini per i Cittadini -  Registrato al n. 11/2003 presso il Tribunale di Roma

Direttore editoriale e web publisher: Arturo CAMARDELLI 

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UNITI PER CONVINCERE E VINCERE

Cari Amici ed Amiche,

Con la svolta  del 1° congresso nazionale del partito dell’Italia dei Valori è stato rivolto l’invito a Tutti i simpatizzanti che si riconoscono nel pensiero politico del nostro Presidente On. Antonio Di Pietro di organizzarci per creare la struttura politica territoriale a contatto con il cittadino e per i cittadini al fine di conoscerci e farci conoscere con i mezzi più idonei e virtuali d’informazione possibili.

Comunico, pertanto, che è a nostra disposizione un quotidiano d’informazione  on line

GIUSTIZIA e LEGALITA'

Libero quotidiano d'informazione dei Cittadini per i Cittadini

 Registrato al n. 11/2003 presso il Tribunale di Roma

Con il quale tutti possiamo collaborare per diffondere i nostri pensieri o iniziative, pubblicate  sul sito :

http://www.giustiziaelegalita.it

Comunico, altresì, che da tempo è stata costituita, con atto notarile regolarmente registrata, la

ASSOCIAZIONE EVAS “

I VALORI DELLA SOLIDARIETA “

con alcuni Amici storici dell’Italia dei Valori-Lista Di Pietro con lo scopo di “ promuovere studi e diffusione di valori etici sociali su cultura, libertà, giustizia, solidarietà e uguaglianza con particolare riguardo ai portatori di handicap, ai pensionati ed al ceto sociale debole.”

Invito,pertanto, a voler aderire direttamente per diffondere, anche, con il passa parola la maggiore partecipazione possibile di desiderosi aderenti all’Italia dei Valori soprattutto fra gli elettori che raggruppano il maggior partito di oggi non votanti; scontenti; disorientati in cerca di un riferimento politico affidabile,  inviando una email a

acamarde@vodafone.it

Arturo CAMARDELLI

  

TAGLI VERI? NO, DEMAGOGIA DI CASTA - Tempo di crisi, tempo di tagli, tempo di demagogia. Da anni si parla, giustamente, degli sprechi e dei privilegi della casta. Persino il governo oggi si accorge che, con la crisi economica in atto che costringe le famiglie a tirare la cinghia, la politica deve dare il buon esempio. Evvai, avranno pensato in molti, finalmente una scure si abbatterà sui costi della politica. La mannaia del buongoverno calerà su enti inutili e spese folli…Magari. La montagna ha partorito il topolino: una riduzione del 5% sugli stipendi di ministri e parlamentari. Un’inezia rispetto a quanto servirebbe.  Una trovata che comunque ha un qualcosa di efficace. Per finire sui giornali, intendo, e fare bella (bella…?) figura con un po’ di elettorato. Efficace per risparmiare davvero dei soldi, mah, non mi sembra proprio.  Il tutto si risolverebbe con un risparmio di circa 7 milioni di euro secondo alcuni, 4,8 milioni secondo altri. La proposta di Calderoli sarebbe stata un buon primo passo se accanto alla riduzione dello stipendio il governo avesse presentato proposte strutturali per eliminare sprechi e ingiusti privilegi e ridurre i costi della politica. Buttata così a me, che pure ho sostenuto la riduzione dello stipendio dei parlamentari, sembra solo l’ennesima proposta demagogica del centrodestra. L’Italia dei Valori è sempre stata in prima linea contro i costi della politica. Abbiamo presentato diverse proposte di legge sull’argomento ed anche una proposta di legge costituzionale per dimezzare, almeno, i costi e ridurre i privilegi di casta, ma con questo governo è stato impossibile farle passare. Il centrodestra fa solo chiacchiere da campagna elettorale. Volete un esempio concreto? Pensate all’abolizione delle province. Un caso eclatante: Berlusconi e soci hanno sbandierato ai quatto venti la proposta di abolire le province. L’hanno promessa in tutti gli angoli d’Italia ed in ogni salotto televisivo. Al momento del dunque, però, quando dopo mille resistenze di tutti gli altri partiti, siamo riusciti a portare in Parlamento un testo per abolire le province, l’hanno affossato. Non hanno voluto far risparmiare allo Stato oltre dieci miliardi di euro, altro che i bruscolini della riduzione degli stipendi. Con loro al governo la casta continuerà a prosperare.


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TONINO SCENDE IN CAMPO

 

DI PIETRO CON LA LEGA, SI   AL FEDERALISMO DEMANIALE  Lo ripete da settimane: il centrosinistra deve scegliere il suo candidato premier entro la fine dell'anno. E' ora Antonio Di Pietro ha finalmente trovato il nome giusto: un ex magistrato, in testa alle classifiche della popolarità, con una solida esperienza politica. Tonino in persona? Esatto. .

Fino a qualche tempo fa il leader di IDV escludeva di voler correre in prima persona: "serve una figura di alto profilo, e non possiamo essere nè io nè Bersani.

Una personalità che ridia al paese pacificazione, serenità, fiducia. Che sappia parlare di occupazione, lavoro, sicurezza, ambiente e abbia la professionalità per gestire situazioni ed emergenze senza diventare un fantoccio nelle mani dei partiti".

Ma ora sembra aver cambiato idea. E si prepara ad annunciare la sua candidatura alle primarie del centrosinistra in occasione della tradizionale festa nazione del partito in programma per metà settembre.

" Qui nessuno si muove, Berlusconi pensa di tornare al voto nel 2011, non posso più aspettare i comodi del PD". Di Pietro rompe gli indugi. In attesa che si facciano avanti altri competitor: da Nichi Ventola a Enrico Letta.


Il Giornale delle infamie

Intervista all'On.Antonio Di Pietro

Da quando facevo il magistrato ad oggi che faccio il deputato di Italia dei Valori sono diverse centinaia di migliaia di euro che Il Giornale sta pagando come risarcimento danni nei miei confronti.
Ma il punto cruciale non sono tanto i soldi del risarcimento, che per loro sono anche un investimento. L'attenzione va concentrata sul danno grave arrecato al mondo dell'informazione in generale: perché non si fa più informazione critica, ma si preferisce la disinformazione su fatti non accaduti che vengono spacciati come accaduti, o episodi accaduti che vengono negati.
E poi lo si fa sempre sotto elezioni, con lo scopo di delegittimare la forza politica avversaria.
Tutto questo va oltre il giornalismo di informazione. Lo distrugge, sfociando nella diffamazione. A me non resta altra scelta che ricorrere alla giustizia per avere non tanto il risarcimento del danno quanto una dichiarazione che ristabilisce la verità.
In una settimana per tre volte la giustizia ha ristabilito la verità e per le oltre 100 cause ancora in corso ci auguriamo che possa quanto prima arrivare la giustizia per ristabilire la verità.
Diverse di queste saranno cause che stiamo preparando in questi giorni proprio per le ultime diffamazioni, quelle riguardanti l'accostamento della mia persona a situazioni di preti e quant'altro.


LA MAREA NERA DELLA IMMORALITA’ di Luigi De Magistris -Questo Paese bisogna amarlo davvero per cambiarlo. I proclami d’affetto gridati da un palco politico servono solo per imbonire e vendere un prodotto avariato rifilandolo per fresco. Il partito dell’amore? Sì, per il potere, per la “cricca”, per i soldi, per lecase.
Dopo le comiche, la tragedia. Nonostante i ridicoli tentativi del capo del Governo di tranquillizzarci affermando che tutto è a posto, è evidente il profondo baratro d’immoralità in cui l’Italia sprofonda e l’instabilità politica a cui andiamo incontro. Una cloaca di putridi miasmi fatta di intrecci perversi politico-affarisitici che ha governato e governa il sistema economico pubblico per trarne profitti privati aggredendo e spolpando le finanze statali, ovvero le tasche dei cittadini. Lo spettro della Grecia, corrosa da una buona dose di corruzione, aleggia anche su di noi . Scandali che declassano ad una categoria inferiore quelli che funestarono la prima Repubblica e ai quali pensavamo di non dover mai più sottostare. Stanno venendo alla luce episodi che dimostrano quanto siano radicati e profondi i sensi di immoralità e impunità di molti amministratori pubblici. Al bene comune si preferisce quello Proprio e della “famiglia”. Mentre i bisogni dei cittadini vengono ignorati.
Il caso Scajola è emblematico per comprendere quanto il sistema sia Collaudato e oliato. Non c’è ancora alcun atto d’accusa formale emesso dalla Procura di Perugia, ma come non ritenere politicamente gravissime le dichiarazioni di un ministro della Repubblica che dice di non sapere chi ha pagato 900 mila euro per contribuire all’acquisto di una sua casa, altrimenti pagata un prezzo irrisorio rispetto alle valutazioni di mercato? I cittadini sono trattati come degli imbecilli ai quali raccontare qualsiasi cosa senza alcun ritegno.
Grave, al pari della pagliacciata messa in scena da molti esponenti dell’Esecutivo e della maggioranza che, già dalle prime ore dalla notizia, con un collaudato copione dettato e ampiamente utilizzato dal “regista”, hanno tentato di coprire ciò che a tutti era chiarissimo con espressioni di solidarietà umana e politica per il ministro dello Sviluppo Economico. Le tardive dimissioni dall’incarico di quest’ultimo hanno peraltro prodotto un altro bel capolavoro politico: Berlusconi ha preso ad interim le deleghe del dicastero lasciato da Scajola nelle quali vi sono anche quelle che riguardano il settore delle telecomunicazioni così caro al proprietario di Mediaset, controllore dell’informazione privata e di quella pubblica. Lo stesso che dichiara, dopo la vicenda ignobile del suo ministro:”in Italia c’è troppa libertà di stampa!” e che vorrebbe far tacere la satira a lui non gradita.
Per non parlare del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, il quale continua a ritenere di non doversi dimettere nonostante risulti indagato in una vicenda d’affari illeciti in merito a investimenti che imprenditori “amici” avrebbero dovuto fare nel settore Eolico in Sardegna. Verdini, nel presunto affaire, sarebbe stato in bella compagnia: Marcello Dell’Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a 9 anni ); Flavio Carboni ( già indagato per collegamenti con esponenti della mafia siciliana e per l’omicidio del banchiere Roberto calvi); del presidente della Regione Sarda, Ugo Cappellacci. E’ solo l’inizio di uno scenario che prese l’avvio dallo scandalo “Grandi Eventi-G8”, e ora si allarga a macchia d’olio, investendo altri nomi eccellenti del Governo Berlusconi e che sta toccando le coste d’Oltre Tevere.
Il presidente del Consiglio, rilancia la tesi del complotto giudiziario-giornalistico come ha fatto tante altre volte. Siamo ormai di fronte ad un clown che non riesce più a far ridere; di un barzellettiere a cui manca la battuta finale. Al cospetto di una maschera di cerone che si decompone
giorno dopo giorno. Oscenità di proporzioni incredibili, quanto prevedibili, dati gli attori che recitano in palcoscenico.
Per arginare la fuoriuscita del petrolio al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, che ha già distrutto un luogo incantevole, si sta tentando una disperata operazione. Una cupola metallica sarà calata sul fondo del mare, così da coprire il foro della trivellazione e bloccare la grande quantità di greggio che ancora si riversa nelle acque. Ci auguriamo tutti che si riesca a porre fine ad una tragedia ambientale di proporzioni inaudite.
In Italia, invece, la “cupola” dobbiamo toglierla ora, se vogliamo fermare la grande “marea nera” che ci sta soffocando e sperare di poter respirare un pò d’aria pulita. Lo si deve ai tanti cittadini onesti.

Un referendum contro le riforme -

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L'Idv presenta contromanovra'da 65 miliardi 33 per il risanamento e 32 per lo sviluppo - Presentatate da Di Pietro le misure alternative a quelle del governo. Tra i tagli quasi abolizione dei vitalizi, delle auto blu e della totalità delle province. Maggiore tassazione delle rendite, reintroduzione dell'Ici. Ma forte riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese - Leggi

Vuvuzelas contro la manovra

Ho portato in piazza vuvuzelas e lavoratori: stamattina alle ore 10 ci siamo ritrovati insieme ai lavoratori in lotta di (Ispra, Eutelia, Ncc, Nexas, Alitalia, Protezione Civile, Sindacato Medici Italiani, Ass. Restauratori, Ispel, Guardi Giurate) davanti a Palazzo Chigi. Abbiamo suonato le vuvuzelas in concomitanza con il consiglio dei ministri, abbiamo fatto ascoltare le voci di chi vive una realtà di precariato, di chi rischia di ritrovarsi senza un lavoro o chi già è senza lavoro, lavoratori ricattati, privati della dignità fondamentale: quella di avere la garanzia di poter lavorare. Gli uomini e le donne riuniti stamani sono gli ex art.1 della nostra Costituzione che recita che l’Italia è una repubblica basata sul lavoro.
Dopo esserci radunati è partito un mini corteo che da Palazzo Chigi si è spostato sotto la Camera dove abbiamo urlato a gran voce la richiesta di essere ascoltati dal governo. Abbiamo fatto recapitare una mia lettera al Capo dello Stato firmata anche dai lavoratori con cui chiediamo che Napolitano eserciti la sua moral suasion sul governo per far rispettare il diritto al lavoro sancito dalla Carta.
Come Italia dei valori staremo sempre nelle piazze, avremmo sempre orecchie per queste ed altre situazioni, saremo sempre piu’ determinati nelle nostre lotte: la crisi non la devono pagare i cittadini".
Pubblico di seguito la mia lettera a Napolitano
Egregio e, mi permetta, Caro Presidente Napolitano,
ci rivolgiamo a Lei perché sostenga quell’Italia che lavora, che ricerca, che insegna, che cura, che mantiene l’ordine e che da al nostro paese ricchezza culturale e materiale.
La situazione economica, nell’Italia gravata dalla crisi finanziaria e lavorativa, è davvero drammatica: in silenzio la povertà sta sfiorando famiglie che sinora erano rimaste immuni dalle flessioni economiche. Lei è pienamente consapevole dell’alto livello di disoccupazione degli ultimi mesi, cresciuto rispetto al 2009 dell’1,5% e che per i giovani sotto i 35 anni sfiora la metà del totale; è certamente a conoscenza del numero di imprese in crisi, prima fra tutte la Fiat che sta chiudendo lo stabilimento di Pomigliano ma anche tutte quelle piccole e media imprese, nel Lazio circa 200, che non possono più sostenere gli imperativi di mercato e che rischiano il fallimento; ed è ancor più conscio di quanto sia difficile mantenere una famiglia con un potere di acquisto dimezzato sette volte su dieci euro.
I precari, i disoccupati, i giovani che non riescono ad entrar nel mondo del lavoro, gli imprenditori a cui le banche non danno credito, le donne a cui viene chiesto di andare in pensione a 65 anni senza che siano stati introdotti strumenti di sostegno alla famiglia, si stanno chiedendo come mai ministri, parlamentari, direttori ed esperti continuano a ripetere da mesi che la crisi è ormai alle porte e che l’Italia ha dimostrato una tenuta superiore alle aspettative. Con la disoccupazione che cresce, gli investimenti che crollano e le imprese che chiudono.
Ma soprattutto si chiedono come mai il nostro governo, nel momento in cui vara la manovra, ed avrebbe i mezzi per consentire una ripresa, uno sviluppo, un futuro al nostro paese, non solo perda questa occasione ma anzi mortifichi i soggetti più deboli.
E’ innegabile infatti che con questa manovra si approfitta per portare un ulteriore attacco alle condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici: il blocco dei contratti pubblici fino al 2013, il blocco del turn over fino al 2015, il licenziamento del 50% del personale a tempo determinato e il rinvio dei pensionamenti di oltre sei mesi. Chi paga davvero saranno i giovani, a cui è tolta ogni speranza nella ricerca, con la soppressione di tanti enti, e ancora più colpiti dal blocco delle carriere perché entrati nella pubblica amministrazione con un livello salariale basso.
Ma anche la famiglie saranno umiliate perché con i tagli alle regioni i servizi sociali, i trasporti e viabilità salteranno.
Con la nostra iniziativa abbiamo voluto porre all’attenzione pubblica un quadro desolante: la politica ha disatteso le aspettative dei cittadini di ridurre il costo della sfera pubblica sulla società, in quanto i tagli agli enti inutili e ai costi della politica, di cui tanto si è parlato, contano praticamente nulla in termini di riduzione della spesa, nell’ordine di qualche milione di euro, e tutti i risparmi di spesa sono stati trovati mettendo in ginocchio i lavoratori onesti e lasciando impregiudicati coloro che alla crisi sono sfuggiti, evasori, affaristi, speculatori.
Caro Presidente, è innegabile che un risanamento del bilancio pubblico sia auspicabile, obbligatorio per gli standard europei, ma questo dovrebbe avvenire solo sulla base di due principi: giustizia sociale e investimenti strutturali per favorire la crescita. Né il primo né il secondo dei due assunti sono stati seguiti nella manovra.
Ecco perché siamo qua davanti stamani, ricercatori, lavoratori pubblici, insegnanti, impiegati e operai: perché ancora crediamo che la sua sensibilità  istituzionale ed il profondo impegno da Lei sempre dimostrato a tutela del sistema democratico ed economico della nostra Repubblica possa far pressione su un governo sordo a qualsiasi appello per invertire la rotta del fallimento economico del paese.
Ci appelliamo a Lei, affinché valuti se il quadro sinora descritto non meriti un intervento puntuale e determinato a guidare il Paese verso il suo bene, secondo lo spirito democratico della Costituzione, da parte dell’Istituzione della Presidenza della Repubblica al fine di ripristinare la condizioni essenziali perché la Carta Costituzionale sia rispettata nella sua sostanziale effettività, laddove sancisce il diritto dei cittadini a lavorare, ad essere dignitosamente retribuiti, a rappresentare quell’Italia che è ancora per poco una “repubblica democratica fondata sul lavoro”.