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Berlusconi cacciato da Palazzo Chigi
(vignetta)
Berlusconi ha dichiarato:
"Chi ha commesso reati subito fuori
dal governo!"
Nel
partito dell'amore non mancano i gelosi - Cicchitto
tuona contro Bossi e Calderoli per l' intesa sul federalismo demaniale con
Di Pietro. Lega e Idv gongolano. Il Pd, al solito, alla finestra -
"La sforbiciata ai
costi della politica? Ben venga, ma allora interveniamo
anche sulle province care alla Lega. Il
federalismo fiscale? Arriverà al traguardo ma il Carroccio la
smetta di flirtare con l'Italia dei valori, partito verso il quale
il nostro dissenso è totale". E' Fabrizio Cicchitto,
berlusconiano di ferro, che parla: al capogruppo Pdl alla Camera la
conferenza stampa Di Pietro -
Calderoli non va proprio giù e affonda dicendo che il dialogo, casomai,
"vada cercato con l'Udc e i settori più ragionevoli del Pd".
Il
partito dell'amore non sarebbe tale se gli innamorati non
fossero gelosi. La Lega è una preda fondamentale quanto
capricciosa,
Bossi lo sa e, da politico con fiuto quale è, ha subito plaudito alla
"distensione" di una parte dell'opposizione sul federalismo demaniale. Ed
ecco che Cicchitto fa l'Otello della situazione.
Dal fronte Italia dei valori, Tonino
Di Pietro non si fa pregare, ribadendo che il
federalismo "non è targato né Calderoli, né Bossi, né altro" e che
la scelta dell'Idv di votare a favore del decreto attuativo sul federalismo
demaniale è stata presa perchè "su alcune regole vale il principio che si
può lavorare insieme negli interessi degli italiani". Di Pietro leader del
buonsenso? Incredibile. E a proposito di innamorati bizzosi, Don Tonino non
perde l'occasione di pungere il Pd per la scelta di
astenersi: "Per la verità in commissione qualcuno aveva votato a
favore, poi ha prevalso la linea arrivata dall'alto. Quella di stare alla
finestra, come fa sempre anche l'Udc. Ma dico io, puoi restare a guardare
senza essere né carne né pesce? Che ci stai a fare allora in
Parlamento? Il pachiderma Pd nemmeno stavolta è riuscito a svegliarsi".
L'amore non è bello se non è litigarello, ma ancora una volta
le prede capricciose (Lega e Idv) fanno la parte dei protagonisti e, ancora
una volta, chi non può fare a meno di loro rischia di passare da amante a
eunuco
Bossi
ad Affari:
"Calcio nel sedere al Sud sprecone"-
Pochissimi giorni e il federalismo fiscale
sarà realtà. "Passa questa settimana", annuncia Umberto Bossi in una
lunga intervista ad Affaritaliani.it. Il leader della Lega
Nord afferma che "questa settimana è la settimana del federalismo. Gli
abbiamo fatto l'assicurazione sulla vita, perché non deve passare più per il
Parlamento, ma solo in Consiglio dei ministri, dove noi contiamo e quindi
passa questa settimana. Siamo arrivati al dunque". Il Senatùr precisa che
"c'è solo la necessità di avere un parere in Commissione. C'è un po' di
resistenza, però la legge prevede che entro il primo anno bisogna far
passare i beni dello Stato alle Regioni e agli enti locali, anche le sponde
dei fiumi e dei laghi". Via libera imminente quindi al federalismo
demaniale. Bossi ricorda poi che la seconda posa del federalismo è
'le tappe locali', che questa settimana va a conclusione in CdM.
"Si tratta di una soluzione importante perché lo Stato darà meno
soldi a chi li spreca. Gli darà un bel calcetto nel sedere, che
sarebbe ora. Il Nord non può più mantenere il Paese come ha fatto
finora, con questa crisi". Bossi si dice anche d'accordo con
l'ipotesi di tagliare gli stipendi dei parlamentari, avazanta dal ministro
Calderoli: "L'importante è che non sia un trucco per continuare a dare
i soldi a quelli del Sud che li buttano via".
NO CASINI, E' COME FINI
- Un accordo per un allargamento della maggioranza con l'Udc "non lo so se è
utile" perché "Casini è come Fini, crea pasticci e frena",
spiega ancora Bossi. "Ho letto sui giornali che Berlusconi vuole tirare
dentro anche Casini. E quando c'era Casini tutti i giorni ne combinava una.
È come Fini, tutti i giorni creava un pasticcio e frenava. Non lo so se è
utile". Secondo il Senatùr la strada "è quella di fare gli accordi con chi
mantiene la parola e non intralcia nel lavoro del governo. Sono sicuro che
la forza della Lega sarà determinante". Il leader del Carroccio usa parole
chiare: "Bisogna stare attenti che non ritorni - riferendosi a Casini,
ndr - altrimenti si passa dal male in peggio. A mio
parere i democristiani è meglio lasciarli perdere. Poi il leader è
Berlusconi, ma non ho ancora parlato con lui".
LA CRISI ECONOMICA -
Anche se "ci vuole ben altro" occorre tagliare oltre agli stipendi
dei parlamentari anche quelli dei magistrati, afferma il leader della Lega:
"Se c'è da pagare devono farlo tutti. È giusto che anche i magistrati diano
la loro mano, perché il loro stipendio è legato a quello dei politici".
Secondo Bossi però "non si risolve certo il problema tagliando solo lo
stipendio dei parlamentari, ci vuole ben altro. I soldi devono andare a chi
li investe e non a chi li sbatte via. Il federalismo fiscale risolverà anche
questo problema. E a causa del 'lumbard col couer in man', qui mancano anche
i soldi per fare le strade". "E' l'Europa che gliela imporrà, la sta
imponendo a tutti i paesi che hanno un forte debito pubblico", afferma il
numero uno del Carroccio in merito all'ipotesi di una 'manovra pesante'.
"Dopo la Grecia, la Spagna, Il Portogallo e anche l'Italia". Secondo il
leader della Lega, la manovra finanziaria non porterà conseguenze sul
progetto di federalismo fiscale, perché "il
federalismo fa risparmiare".
Vendola: «La
Puglia ha la macchina contro marea nera -
La Puglia ha un macchinario utile per ripulire la chiazza di petrolio che si
è riversata al largo del Golfo del Messico: lo scrive il presidente della
Regione Puglia, Nichi Vendola, in una nota inviata al ministro degli Affari
Esteri Franco Frattini, all’ambasciata italiana a Washington e
all’ambasciatore Usa in Italia, mr David Thorne.
“La società Fluidotecnica Sanseverino, con sede a Bari - scrive Vendola – ha
brevettato un macchinario, l’Olisep Cc Ecology, in grado di compiere una
separazione netta tra l’acqua e tutti i fluidi inquinanti che galleggiano”.
Il macchinario “ha la funzione di assorbire ed eliminare –
spiega ancora Vendola – le chiazze di olio che troppo spesso si depositano
sulla superficie del mare e che derivano dalle attività di navi cisterna,
piattaforme petrolifere e industrie, senza utilizzo di alcun additivo
chimico”. L’apparecchiatura è stata già testata da grandi aziende ed è
oggetto di interesse nelle zone di estrazione di idrocarburi fossili, come
l’Oman e la Nigeria.
“L'intero distretto della meccanica della Puglia – scrive
Vendola – intende mettersi a disposizione per realizzare il numero di
macchinari necessari a ripulire interamente la chiazza di petrolio
riversatasi in mare”. “Riteniamo che la proposta - aggiunge Vendola – possa
costituire una valida alternativa all’utilizzo dei solventi chimici,
pericolosi per il delicato equilibrio marino e comunque non risolutivi”.
Taormina: "Berlusconi sceglie solo schiavi e servi"-
L'ex parlamentare azzurro ed ex legale del premier attacca
Berlusconi - "Berlusconi? Sceglie schiavi e
servi, non persone: sono tutte marionette". Cosi' Carlo Taormina, ex legale
di Berlusconi, e gia' parlamentare ex azzurro in una intervista a Left.
"Rifletto spesso per capire la ragione per la quale con me c'e' stato un
atteggiamento diverso. Ho sempre ragionato con la testa mia e questo non e'
un pregio per Berlusconi", ha aggiunto Taormina spiegando il perche' del
divorzio dal partito di Berlusconi
La Procura di Napoli, sezione reati contro la
criminalità economica ha chiesto l’arresto del senatore del Pdl, Vincenzo
Nespoli, attuale sindaco di Afragola, comune a nord di Napoli. Le indagini
che coinvolgono l’esponente di primo piano del Pdl napoletano fanno
riferimento al fallimento della societa’ di vigilanza ‘La Gazzella Srl’. La
societa’ fu dichiarata fallita dal Tribunale di Napoli il 23 maggio 2007 con
un passivo di oltre 25 mln di euro costituito prevalentemente da debiti
verso l’Inps.
Napolitano
ammonisce su richio violenza - Quirinale, contro
focolai di fanatismo non rompere legalita' -
Bisogna 'tenere sempre alta la guardia contro il riattizzarsi di nuove
possibili tentazioni di protesta violenta', avverte Napolitano.Il presidente
della Repubblica celebrando il Giorno della Memoria delle vittime degli anni
di piombo parla di rischi di 'focolai non spenti di fanatismo politico ed
ideologico'. 'No alla violenza - aggiunge - e alla rottura della legalita'
in qualsiasi forma'. 'E' un imperativo in funzione della lotta contro la
criminalita' e per lo sviluppo economico'.
Crisi:60% famiglie ha subito danni -
Disagi non sono terminati, e' tendenza destinata a
durare - Il 55-60% delle famiglie italiane ha
subito danni dalla crisi che superano abbondantemente le medie fornite dagli
istituti di ricerca. Lo afferma un'indagine dell'Osservatorio
socio-economico sulla criminalita' del Cnel, sottolineando che la condizione
delle famiglie italiane 'e' seriamente peggiorata negli ultimi due anni. La
crisi non solo non e' superata, ma proprio in questi mesi i suoi effetti
colpiscono piu' duramente la maggioranza delle famiglie. Una tendenza
destinata a durare'
Vittoria Tory senza maggioranza. Cameron offre
accordo a Lib-Dem -
Dalle urne in Gran Bretagna esce un Parlamento 'appeso':
nessuna forza si aggiudica la maggioranza dei seggi a quota 326. Incertezza
sul nuovo esecutivo. Il leader Tory tende la mano a Clegg per un ''governo
forte e stabile''. Il premier uscente
Brown:
se non c'è accordo, sì a dialogo tra Labour e liberaldemocratici.
Clegg:
''Partito con il maggior numero di voti provi a formare esecutivo''
Moody's: Italia non tra i piu' a rischio -
'Non e' stata in prima linea durante crisi finanziaria
mondiale' - L'Italia non e' tra i Paesi piu' a
rischio fra quelli colpiti dalla crisi: lo dice l'agenzia di rating Moody's.Questo
perche' non e' stata 'in prima linea durante la crisi finanziaria globale' e
non lo e' neanche ora che 'la crisi finanziaria si trasforma in crisi del
debito pubblico'. Il tutto grazie a un ''sistema bancario meno esposto'' e
al fatto che ''meno risorse pubbliche siano state messe a sostegno del
settore finanziario ed economico'
Verdini
indagato per corruzione - Nell'ambito
dell'inchiesta sugli appalti in Sardegna -
Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, è indagato dalla
procura di Roma per corruzione nell'ambito dell'inchiesta riguardante un
presunto comitato d'affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di
appalti pubblici, in particolare i progetti sull'eolico in Sardegna
Ieri, a Firenze, è stato perquisito il Credito Cooperativo
Fiorentino, istituto bancario presieduto da Verdini. Gli investigatori
inviati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo
Sabelli erano alla ricerca del passaggio di un certo numero di assegni dei
quali gli inquirenti intendono accertare la provenienza e la destinazione.
In procura c'é un grande riserbo sulla natura delle indagini in corso. Gli
accertamenti su quello che si ritiene essere stato un giro di appoggi e di
promesse per favorire alcuni imprenditori sono stati avviati nel 2008 nel
quadro di un'altra indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia.
Oltre a Verdini sono indagati, tutti per concorso in corruzione, anche
l'uomo d'affari Flavio Carboni, il costruttore Arcangelo Martino, il
consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu, il consigliere dell'Arpa
di Sanremo Ignazio Farris, e un magistrato tributario, Pasquale Lombardi.
Scajola si è
dimesso: adesso potrò difendermi - "Al
centro di campagna mediatica senza precedenti". Procuratore: non è
indagato - Claudio Scajola si presenta
davanti alla stampa e, con voce scossa, annuncia le sue dimissioni. "In
questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere - si
accora -. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho
fatto in questi due anni". Scajola ritiene, come ha più volte detto negli
ultimi giorni, "di essere estraneo" alla vicenda che lo vuole coinvolto
nell'acquisto della casa con fondi neri. "Non sono indagato"afferma
dicendosi certo che la sua innocenza "verrà dimostrata". Tuttavia,
aggiunge "una cosa l'ho capita. Un ministro non può sospettare di abitare
in una casa pagata in parte da altri". Quindi, annuncia, "se dovessi
acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne
il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le
azioni necessarie per annullare il contratto-
Primo Maggio: Epifani, piano per lavoro -
Cisl, bonus per assunzioni. Uil, fare sul serio su riforma fisco -
Un piano straordinario per il lavoro: lo chiede il
leader della Cgil Epifani, a Rosarno per il corteo sindacale del Primo
maggio.
Epifani teme una ripresa 'senza occupazione'. In Italia - aggiunge - ci sono
tante Rosarno, non solo nel Sud ma anche al nord. Sempre da Rosarno il
leader della Cisl Bonanni sollecita un bonus alle imprese per assumere
giovani, donne e ultracinquantenni, il segretario della Uil Angeletti preme
per la riforma del fisco e il taglio dei costi della politica.

Bersani, federalismo punti ad unire paese -
Il segretario Pd, sud torni asse portante dell'innovazione -
La sfida e' un federalismo che unisca il Paese,un banco prova
di autogoverno del sud che arricchisca il paese.Cosi' il segretario Pd
Bersani.
Bersani ha confermato la volonta' di fare del Mezzogiorno 'uno degli assi
portanti nel cammino per la costruzione di un'alternativa all'attuale
governo. Il Sud - ha detto -torna protagonista se mostra il volto
dell'innovazione e dimostra di essere utile al Paese'. Sul tema il Pd
lavorera' a diversi appuntamenti per far partire il progetto
Intercettazioni:
la soluzione Di Pietro -
Se passa ddl le leggeremo in aula. Fnsi in piazza -
La soluzione per il ddl sulle intercettazioni
passa, secondo Antonio Di Pietro, attraverso i resoconti stenografici del
Parlamento.
"Abbiamo trovato la soluzione per far sapere le cose all'opinione pubblica
-ha detto Di Pietro-.Ogni volta che c'é un provvedimento depositato dalla
magistratura e c'é un atto non più sottoposto a segreto uno di noi dell'Idv
lo leggerà in Aula.
Intanto anche l'Fnsi e' scesa in piazza contro il ddl.Schifani ha ricevuto i
vertici di giornalisti e editori.
Fini : " Lealtà alla coalizione e al
governo" -
"Dobbiamo garantire la massima lealtà alla coalizione e al
programma di governo". E' uno dei passaggi con i quali Gianfranco Fini sta
facendo il punto con deputati e senatori a lui vicini nella riunione nella
Sala Tatarella della Camera. Il presidente della Camera ha anche ricordato
ai suoi che "Non è in discussione la permanenza nel Pdl o nella
maggioranza". Nel primo pomeriggio sullo scontro interno al Pdl era
intervenuto anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con una
battuta detta durante la conferenza stampa con Vladimir Putin: "Sono esperto
di molte cose, urbanistica, sport, editoria, televisione e amministrazione
pubblica. Ma sul segreto di una collaborazione proficua in politica non mi
esprimo, del resto non ho un'esperienza particolarmente felice nei
matrimoni. Comunque ho già detto di non aver litigato con nessuno, per
litigare bisogna essere in due, per divorziare basta uno".
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Ho portato in piazza vuvuzelas e lavoratori: stamattina alle ore 10 ci
siamo ritrovati insieme ai lavoratori in lotta di (Ispra, Eutelia, Ncc,
Nexas, Alitalia, Protezione Civile, Sindacato Medici Italiani, Ass.
Restauratori, Ispel, Guardi Giurate) davanti a Palazzo Chigi.
Abbiamo suonato le vuvuzelas in concomitanza con il consiglio dei ministri,
abbiamo fatto ascoltare le voci di chi vive una realtà di precariato, di
chi rischia di ritrovarsi senza un lavoro o chi già è senza lavoro,
lavoratori ricattati, privati della dignità fondamentale: quella di avere
la garanzia di poter lavorare. Gli uomini e le donne riuniti
stamani sono gli ex art.1 della nostra Costituzione che recita che
l’Italia è una repubblica basata sul lavoro.
Dopo esserci radunati è partito un mini corteo che da Palazzo Chigi si è
spostato sotto la Camera dove abbiamo urlato a gran voce la richiesta di
essere ascoltati dal governo. Abbiamo fatto recapitare una mia
lettera al Capo dello Stato firmata anche dai lavoratori con cui
chiediamo che Napolitano eserciti la sua moral suasion sul governo per far
rispettare il diritto al lavoro sancito dalla Carta.
Come Italia dei valori staremo sempre nelle piazze, avremmo sempre
orecchie per queste ed altre situazioni, saremo sempre piu’ determinati
nelle nostre lotte: la crisi non la devono pagare i cittadini".
Pubblico di seguito la mia lettera a Napolitano
Egregio e, mi permetta, Caro Presidente Napolitano,
ci rivolgiamo a Lei perché sostenga quell’Italia che lavora, che ricerca,
che insegna, che cura, che mantiene l’ordine e che da al nostro paese
ricchezza culturale e materiale.
La situazione economica, nell’Italia gravata dalla crisi finanziaria e
lavorativa, è davvero drammatica: in silenzio la povertà sta sfiorando
famiglie che sinora erano rimaste immuni dalle flessioni economiche. Lei è
pienamente consapevole dell’alto livello di disoccupazione degli ultimi
mesi, cresciuto rispetto al 2009 dell’1,5% e che per i giovani sotto i 35
anni sfiora la metà del totale; è certamente a conoscenza del numero di
imprese in crisi, prima fra tutte la Fiat che sta chiudendo lo
stabilimento di Pomigliano ma anche tutte quelle piccole e media imprese,
nel Lazio circa 200, che non possono più sostenere gli imperativi di
mercato e che rischiano il fallimento; ed è ancor più conscio di quanto
sia difficile mantenere una famiglia con un potere di acquisto dimezzato
sette volte su dieci euro.
I precari, i disoccupati, i giovani che non riescono ad entrar nel mondo
del lavoro, gli imprenditori a cui le banche non danno credito, le donne a
cui viene chiesto di andare in pensione a 65 anni senza che siano stati
introdotti strumenti di sostegno alla famiglia, si stanno chiedendo come
mai ministri, parlamentari, direttori ed esperti continuano a ripetere da
mesi che la crisi è ormai alle porte e che l’Italia ha dimostrato una
tenuta superiore alle aspettative. Con la disoccupazione che cresce, gli
investimenti che crollano e le imprese che chiudono.
Ma soprattutto si chiedono come mai il nostro governo, nel momento in cui
vara la manovra, ed avrebbe i mezzi per consentire una ripresa, uno
sviluppo, un futuro al nostro paese, non solo perda questa occasione ma
anzi mortifichi i soggetti più deboli.
E’ innegabile infatti che con questa manovra si approfitta per portare un
ulteriore attacco alle condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici: il
blocco dei contratti pubblici fino al 2013, il blocco del turn over fino
al 2015, il licenziamento del 50% del personale a tempo determinato e il
rinvio dei pensionamenti di oltre sei mesi. Chi paga davvero saranno i
giovani, a cui è tolta ogni speranza nella ricerca, con la soppressione di
tanti enti, e ancora più colpiti dal blocco delle carriere perché entrati
nella pubblica amministrazione con un livello salariale basso.
Ma anche la famiglie saranno umiliate perché con i tagli alle regioni i
servizi sociali, i trasporti e viabilità salteranno.
Con la nostra iniziativa abbiamo voluto porre all’attenzione pubblica un
quadro desolante: la politica ha disatteso le aspettative dei cittadini di
ridurre il costo della sfera pubblica sulla società, in quanto i tagli
agli enti inutili e ai costi della politica, di cui tanto si è parlato,
contano praticamente nulla in termini di riduzione della spesa,
nell’ordine di qualche milione di euro, e tutti i risparmi di spesa sono
stati trovati mettendo in ginocchio i lavoratori onesti e lasciando
impregiudicati coloro che alla crisi sono sfuggiti, evasori, affaristi,
speculatori.
Caro Presidente, è innegabile che un risanamento del bilancio pubblico sia
auspicabile, obbligatorio per gli standard europei, ma questo dovrebbe
avvenire solo sulla base di due principi: giustizia sociale e investimenti
strutturali per favorire la crescita. Né il primo né il secondo dei due
assunti sono stati seguiti nella manovra.
Ecco perché siamo qua davanti stamani, ricercatori, lavoratori pubblici,
insegnanti, impiegati e operai: perché ancora crediamo che la sua
sensibilità istituzionale ed il profondo impegno da Lei sempre dimostrato
a tutela del sistema democratico ed economico della nostra Repubblica
possa far pressione su un governo sordo a qualsiasi appello per invertire
la rotta del fallimento economico del paese.
Ci appelliamo a Lei, affinché valuti se il quadro sinora descritto non
meriti un intervento puntuale e determinato a guidare il Paese verso il
suo bene, secondo lo spirito democratico della Costituzione, da parte
dell’Istituzione della Presidenza della Repubblica al fine di ripristinare
la condizioni essenziali perché la Carta Costituzionale sia rispettata
nella sua sostanziale effettività, laddove sancisce il diritto dei
cittadini a lavorare, ad essere dignitosamente retribuiti, a rappresentare
quell’Italia che è ancora per poco una “repubblica democratica fondata sul
lavoro”.
Manovra,
l'affondo di Formigoni: «Spazza via il federalismo» -
«La manovra non mette a
repentaglio il federalismo fiscale ma mi sembra che spazza via dal tavolo il
federalismo fiscale». È quanto affermato dal Governatore della Lombardia,
Roberto Formigoni durante la conferenza stampa al termine del tavolo di
confronto tra Governo e presidenti di regioni da poco terminato al dicastero
degli affari regionali a Roma. Al tavolo erano presenti i ministri Tremonti,
Fitto e Calderoli. «Occorre salvare il federalismo fiscale - ha continuato
Formigoni - e occorre che le regioni facciano partire questa operazione».
Per Formigoni bisogna ricordare che: «il Paese ha concordato che il
federalismo è necessario e da responsabilità ed equità e non può essere
spazzato via».
In Italia è povero un pensionato su due -
In otto milioni ricevono un assegno di meno di 1000
euro al mese, ma il 21% del totale è anche sotto i 500 - I dati di Istat e
Inps. Il 30% di quanti ricevono un assegno ha meno di 64 anni -
Sono oltre 8 milioni i
pensionati che ricevono un assegno da poveri, che consente cioè una spesa
inferiore a 1.000 euro al mese. Vale a dire quasi la metà dei 16,8 milioni
di pensionati totali che si contano in Italia. Secondo le statistiche
dell'Istat infatti, circa 3,6 milioni di lavoratori a riposo (pari al 21,4%
del totale) percepiscono una o più prestazioni pensionistiche per un importo
complessivo inferiore a 500 euro al mese ed altri 4,7 milioni (il 27,7% del
totale) ricevono assegni compresi tra i 500 e i 1.000 euro. Considerando che
la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera
l'individuo povero è quella di una spesa procapite di 999,67 euro al mese
(in una famiglia di due componenti), si può dedurre che, se la pensione
rappresenta l'unica entrata, i pensionati poveri sono circa 8,3 milioni.
PENSIONATI GIOVANI -
Quanto all'età di coloro che sono fuori dal ciclo produttivo e ricevono un
assegno dallo stato, emerge che oltre il 30% (il 30,3%) ha meno di 64 anni,
quindi al di sotto della soglia che ora anche l'Europa pone come
inderogabile all'Italia sia per gli uomini sia per le donne, almeno nel
settore pubblico. L'Istat precisa inoltre che a fine 2008 il 69,9% dei
beneficiari dei trattamenti pensionistici risultava avere più di 64 anni,
mentre il 26,6% aveva un'età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% ha meno
di 40 anni. «I PIU' POVERI D'EUROPA» -
«I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i
pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il
presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da
quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una
vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione
fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Ma il
Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l'importo di una
pensione al netto delle tasse «è inferiore del 15% rispetto a Francia,
Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre
in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l'1,6%». «Possiamo
affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in
condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una
vergogna in un Paese civile come l'Italia».
Le
ultime due leggi ad personam dell'era Berlusconi -
di
Marco Travaglio -
La prima riguarda i 20 milioni elargiti alla banda larga. Una
mancetta per non mettere a rischio il monopolio Mediaset. La seconda è la
cosidetta salva-Mondadori -
La marea marron che sommerge
l’Italia da 16 anni non accenna a fermarsi: falliti anche gli ultimi
tentativi di bloccare la falla a Palazzo Chigi da cui fuoriesce il liquame
maleodorante pompato dalla compagnia Pdl, negli ultimi giorni si
sono registrate altre due puzzolentissime leggi ad personam, la
trentanovesima e la quarantesima dell’Era Berlusconiana. Che però, confuse
nell’immensa chiazza scura, sono passate praticamente inosservate agli occhi
di tutti, eccezion fatta per alcuni specialisti che le hanno notate,
peraltro inascoltati. La prima (anzi, la trentanovesima), segnalata ieri da
Giovanni Valentini su Repubblica, è la mancetta di
20 milioni elargita dal governo delle tre I (Impresa, Istruzione e Internet)
ai giovani internettiani per lo sviluppo (si fa per dire) della banda larga
o larghissima. Il governo Prodi ne aveva stanziati 900 di
milioni ed era stato irriso dal centrodestra perché erano troppo pochi: per
lo sviluppo della banda larga o larghissima occorrono almeno 3 miliardi
Dopo
le dichiarazioni di Ciampi e Grasso -
Diciotto anni dopo l’uccisione di Falcone, diciassette anni
dopo l’uccisione di Borsellino e delle stragi di Roma, Firenze e Milano, si
è riproposto con acutezza il tema del ruolo che avrebbe avuto una “Entità”
in quei delitti per i quali avrebbe usato la mafia come manovalanza. Oggi ad
avanzare questa ipotesi c’è anche il Procuratore Nazionale Antimafia Piero
Grasso, Magistrato notoriamente rigoroso. L’Entità, si chiarisce, voleva
ricreare un clima di tensione per aprire la strada a nuove forze politiche:
il riferimento è a Forza Italia del Cavaliere. C’è di più. Con una
intervista rilasciata a Repubblica, Ciampi che nel 1993 era Presidente del
Consiglio, avanza più di un sospetto che quell’anno fu tentato un colpe. A
questo punto ritengo che sia venuto il momento di un chiarimento di fondo.
Sulle stragi ci sono stati processi, condanne, archiviazioni e ci sono
indagini in corso. E anche un vasto chiacchiericcio mediatico. Oggi però
parlano persone che hanno avuto o anche ancora grandi responsabilità
istituzionali. In questo Paese tutto è possibile ma si possono lasciare i
cittadini sbalorditi da queste dichiarazioni senza un chiarimento?
Varato lo yacht di Pier Silvio
Berlusconi
La nuova imbarcazione un «Custom line 124» è lunga 37
metri ed è costata circa 18 milioni di euro -
La crisi c'è, ma non per tutti. Mentre a Roma il governo varava una manovra
da 24 miliardi di euro, ad Ancona è stato varato infatti il nuovo yacht da
37 metri di proprietà del vicepresidente di Mediaset Pier Silvio Berlusconi
un «Custom line 124», da 18 milioni di euro realizzato dai cantieri del
gruppo Ferretti.
IL NUOVO YACHT
- Lo yacht che è dotato di 4 suite e una sala fitness può raggiungere una
velocità di 27 nodi e può ospitare fino a dieci persone oltre alle sei di
equipaggio. Tre anni fa Pier Silvio Berlusconi aveva già scelto i cantieri
anconetani per un altro yacht, chiamato «Suegno», della lunghezza di 30
metri e costato circa dieci milioni di euro.
DI PIETRO CON LA LEGA, SI' AL FEDERALISMO DEMANIALE -
Conferenza stampa congiunta
del presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, e del ministro per
la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, per l'annuncio ufficiale
del si' dell'Idv alle nuove norme sul federalismo demaniale. "L'Idv - ha
detto Di Pietro - si assume la responsabilita' delle proprie decisioni e
dice si' al termine di un lavoro condotto senza contrapposizioni
preconcette. Chi, invece, si astiene - ha sottolineato con una puntura di
spillo nei confronti del Partito democratico - dimostra di non essere ne'
carne ne' pesce". Secondo Di Pietro "i beni demaniali, nella maggiora parte
dei casi, sono attualmente un costo a perdere, con tanti beni buttati via,
abbandonati a se stessi, senza che nessuno ne possa godere e lasciati in
mano alla speculazione o all'incuria. Noi vogliamo, invece, che ogni bene
abbia una identita' forte e chiara: quel che deve rimanere allo Stato
rimanga, quel che puo' essere trasferito all'ente locale lo sia, ma dobbiamo
conoscere il responsabile, come lo gestisce e come lo rende economicamente
un vantaggio. Se applicata bene la riforma del federalismo demaniale
permette di avere un vantaggio economico e non un costo".
Il
Governo non c'è, ma regge. Perchè? -
Il governo Berlusconi è messo proprio male. Nelle stesse
condizioni, qualsiasi esecutivo della prima Repubblica sarebbe già caduto.
Perché oggi non accade?
Perché non c’è neppure
l’opposizione.
Non c’è una opposizione capace
di presentarsi come credibile alternativa di governo. C’è una opposizione,
Pd in testa, incapace di interpretare i sentimenti di protesta e di
insoddisfazione della gente e tradurli in azione di lotta sociale e
politica. Una opposizione che non “sfrutta” le contraddizioni e le crepe
della maggioranza.
Il “gioco” è tutto dentro il
“Palazzo”, un frustrante “stop and go”, al di fuori della partecipazione e
del coinvolgimento dei cittadini, ai quali si propinano bugie e aggravi di
ogni tipo.
E’ la prima volta in Italia
che il Parlamento non ha niente da fare. I deputati (nominati) non solo sono
(quasi) tutti fannulloni: sono “disoccupati” perché sono almeno tre mesi che
il Governo non c’è, nessun ministro lavora sul programma presentato agli
elettori, i parlamentari approvano (o votano contro) i decreti legge imposti
dal Premier.
Premier, governo e maggioranza
latitano: pende la spada dell’inchiesta inquietante sul G8; pesa come un
macigno lo strappo di Fini con conseguenze ancora tutte da definire; incalza
la crisi economica che impone austerità e tagli ovunque (perché non si parla
più del Ponte sullo Stretto?).
Nessuna delle riforme promesse
e sbandierate è sulla linea di partenza. Anzi!
La riforma fiscale non si fa.
Il federalismo fiscale farà la stessa fine. Le riforme istituzionali restano
nel cassetto. Nessuno sa cosa si farà. C’è solo una certezza: non si farà
nulla.
TAGLI
VERI? NO, DEMAGOGIA DI CASTA -
Tempo di crisi, tempo di tagli, tempo di demagogia. Da anni si parla,
giustamente, degli sprechi e dei privilegi della casta. Persino il governo
oggi si accorge che, con la crisi economica in atto che costringe le
famiglie a tirare la cinghia, la politica deve dare il buon esempio. Evvai,
avranno pensato in molti, finalmente una scure si abbatterà sui
costi della politica. La mannaia del buongoverno calerà su enti
inutili e spese folli…Magari. La montagna ha partorito il topolino: una
riduzione del 5% sugli stipendi di ministri e parlamentari.
Un’inezia rispetto a quanto servirebbe. Una trovata che comunque ha un
qualcosa di efficace. Per finire sui giornali, intendo, e fare bella
(bella…?) figura con un po’ di elettorato. Efficace per risparmiare davvero
dei soldi, mah, non mi sembra proprio. Il tutto si risolverebbe con un
risparmio di circa
7 milioni di euro secondo alcuni,
4,8 milioni secondo altri. La proposta di Calderoli
sarebbe stata un buon primo passo se accanto alla riduzione dello
stipendio il governo avesse presentato proposte strutturali per eliminare
sprechi e ingiusti privilegi e ridurre i costi della politica. Buttata così
a me, che pure ho sostenuto la riduzione dello stipendio dei parlamentari,
sembra solo l’ennesima proposta demagogica del centrodestra. L’Italia dei
Valori è sempre stata in prima linea contro i costi della politica. Abbiamo
presentato diverse proposte di legge sull’argomento ed anche una proposta di
legge costituzionale per dimezzare, almeno, i costi e ridurre i privilegi di
casta, ma con questo governo è stato impossibile farle passare. Il
centrodestra fa solo chiacchiere da campagna elettorale. Volete un esempio
concreto? Pensate all’abolizione delle province. Un caso eclatante:
Berlusconi e soci hanno sbandierato ai quatto venti la proposta di abolire
le province. L’hanno promessa in tutti gli angoli d’Italia ed in ogni
salotto televisivo. Al momento del dunque, però, quando dopo mille
resistenze di tutti gli altri partiti, siamo riusciti a portare in
Parlamento un testo per abolire le province, l’hanno affossato. Non
hanno voluto far risparmiare allo Stato oltre dieci miliardi di euro, altro
che i bruscolini della riduzione degli stipendi. Con loro al governo la
casta continuerà a prosperare.
Crolla la fiducia nel Governo,
Sondaggio Repubblica:-3% consensi -
Il premier scende al minimo storico (41%), esecutivo al 35% -
Secondo un
sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it, scende la fiducia nel
presidente Silvio Berlusconi e nel suo governo. Il caso Scajola e la
litigiosità interna alla maggioranza, uniti alle difficoltà economiche,
colpiscono il premier, che arriva al suo minimo storico. Il sondaggio
mensile di Ipr Marketing per Repubblica.it dice infatti che solo il 41%
degli interpellati (3% in meno rispetto al mese scorso) dichiara di avere
"molta" o "abbastanza" fiducia nel Cavaliere. La quota di coloro che nutrono
"poca" o "nessuna" fiducia è arrivata al 55%; 4% sono i senza opinione.
Malissimo il governo, ormai arrivato al 35% per cento di "fiduciosi", male
in generale i ministri (per la prima volta, tutte le variazioni sono in
negativo) e male anche i partiti: tutti, tranne l'Idv (che resta fermo)
perdono il 2%. Tre punti in meno anche per il governo. Anche l'esecutivo
perde 3 punti percentuali di fiducia. Coloro che esprimono "molta" o
"abbastanza" fiducia sono ormai ridotti al 35% con un 62% di "poco" o "per
nulla" fiduciosi e un 3 per cento di indecisi. A differenza del premier, il
governo non ha mai superato il 55% di giudizi positivi (giugno 2008) e, da
allora, ha perso venti punti in quasi due anni, di cui 5 negli ultimi due
mesi. Se il governo va male, anche i partiti di entrambi gli schieramenti
hanno poco da stare allegri. Nessuna tra le forze politiche, ormai,
raggiunge il 40% di fiduciosi (non era mai successo) e tutte sono racchiuse,
con scarti minimi, tra il 38 e il 32 per cento di fiduciosi. Tutte, tranne
l'Idv, perdono 2 punti percentuali. Al comando, col 38% Pdl e Idv. Il Pd è
al 36%, l'Udc al 35% e la Lega al 32%
Ciancimino:
«Mio padre me lo diceva:Berlusconi maggiore vittima della mafia»-
«So chi è il "signor Franco", l'uomo dei servizi sempre vicino a mio padre:
su di lui sto lavorando con i magistrati» -
Secondo Vito Ciancimino, il premier Silvio Berlusconi «è la più grossa
vittima della mafia»: lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco
di Palermo, durante la presentazione, a Roma, del libro "Don Vito", scritto
insieme al giornalista Francesco La Licata. «Su Berlusconi - dice Massimo
Ciancimino - non ho mai cambiato versione. Quando mio padre mi parla di lui
è il 22 luglio 1998. Sono io stesso a sollecitarlo, perché quel giorno si
leggeva di Umberto Bossi che diceva che Berlusconi è mafioso e viene a
Milano con i soldi mafiosi. Mio padre mi dice a quel punto che Berlusconi è
la più grossa vittima della mafia, ma - aggiunge - soggetti vicini a lui
sono a conoscenza di situazioni antecedenti alla sua discesa in campo e
riescono ad influenzarne le scelte. Io non ho mai sentito dire da mio padre
che Berlusconi avesse frequentazioni con mafiosi: lui ha sempre detto che
certa gente si era accreditata con la forza alla sua corte per poterne poi
condizionare le scelte».
«Io so chi è il cosiddetto "signor Franco", l'uomo dei
servizi
sempre vicino a mio padre, ma è rischioso raccontare cose di cui non si
hanno supporti cartacei - ha detto Massimo Ciancimino - Di cose ne so tante,
che non ho scritto sul libro, su Franco e anche su altri illustri
personaggi, ma quando tocchi livelli così alti devi avere una documentazione
a supporto. Sul "signor Franco" sto lavorando con la magistratura, mi sono
state sottoposte foto».
Appaltopoli/ Moglie Scajola: Mio marito tace e copre i colpevoli -
La moglie di Claudio Scajola, Maria Teresa Verda, difende
l'ex ministro e in un'intervista a 'Repubblica' spiega che il marito "è un
granello rispetto a una tempesta di sabbia".
"Se non parla ancora - sostiene - è per non creare problemi a persone
molto più coinvolte di lui in questa vicenda. Abbiamo bisogno di capire.
Con calma. Tutte queste presunte fughe di notizie sui giornali non fanno
che aumentare la confusione. Mio marito ha seguito i consigli del suo
avvocato".
Quanto al fatto che il premier Silvio Berlusconi ha preso le distanze,
afferma: "E cos'altro doveva fare? Berlusconi vuole bene a mio marito. Lo
ha sempre stimato e continua a farlo. Capisco le sue parole, perché è
giusto in questo momento prendere le distanze dalla vicenda".
Maria Teresa Verda lancia poi un sospetto. "Tutte le volte che" mio marito
"sale in alto, succede qualcosa. Sembra quasi - sostiene - che qualcuno
gli voglia male. Qualcuno che lo invidia. Forse perché è un uomo che ha
sempre avuto un solo sponsor: se stesso". "Ma attenzione - sottolinea -
perché mio marito è uno capace, uno tosto. Che non molla mai. Lo vedrete
anche questa volta".
NON FACCIAMO CASINI -
Un governo di salute pubblica. Certo, bisogna ammettere che
nei titoli Pier Ferdinando Casini ci sa fare. Riesce sempre
a trovare nomi molto suggestivi a idee che definire strampalate è poco.
Strano che l’abbia fatto ieri che era il 9 maggio. Di solito, Casini,
perfetto erede della scuola Dc, spara queste idee meravigliose ad agosto,
quando il dibattito politico langue, per via dell’afa ferragostana, e serve
uno scossone di quelli utili, però, a inchiostrare i titoli dei giornali del
giorno dopo. La salute che ha in mente Casini, in realtà, è quella sua, non
certo quella dell’Italia. Perché si dovrebbe, secondo il leader dell’Udc,
dar vita ad una mostruosità del genere? La spiegazione è kafkiana. Un
governo di salute pubblica è l’unica via d’uscita, secondo il leader
dell’Udc, all’egoismo dei partiti i quali, per interessi personalistici e di
bottega, non metteranno mai da parte il proprio tornaconto personale, per
fare le riforme che servono al Paese. Se Casini riflettesse anche solo per
un istante su questo, capirebbe da sé che Kafka gli fa un baffo. Casini è
palesemente affetto dalla sindrome dei due forni, quella
rara malattia che, per via di uno stato di coscienza alterato da una
concezione ipertrofica di se stessi, lo porta a non guardare oltre il suo
naso e a confondere il bene della nazione con quello del suo orticello
personale. Solo chi non ha davvero a cuore l’interesse del paese ma il
proprio tornaconto personale può pensare di tirare fuori dal cassetto una
ricetta che puzza di naftalina e di vecchi arnesi lontano un miglio. Pensare
ad una soluzione del genere, antiquata ed anacronistica, significa non solo
tradire gli elettori ma svuotare di senso la democrazia, che si fonda su un
parlamento e su una maggioranza democraticamente eletti e che, finché ci
sono, hanno il diritto ma soprattutto il dovere di governare e di fare le
riforme. Se vengono meno governo e maggioranza, non ci sono governi ogm da
costruire in laboratorio, o nelle segrete stanze dei palazzi. Ci sono nuove
maggioranza da stabilire chiamando i cittadini ad esprimere la loro
preferenza. I trucchetti per tenersi la poltrona o averne una più grande e
comoda non fanno rima con democrazia.
Da 11 anni prendeva pensione madre morta -
Arrestato da GdF Lecce, assegno mensile da 1.150
euro - Ha incassato
per undici anni la pensione della madre morta: 1.150 euro al mese. Arrestato
dalla GdF di Lecce pregiudicato di 61 anni.L'uomo che ha precedenti penali
per furto, lesioni personali, tentativo di omicidio, detenzione di armi e
ricettazione, e' accusato di truffa aggravata. Dal 1999, anno in cui, a 85
anni, e' morta la madre, ha percepito illegalmente oltre 150mila euro.
Fisco, stop a cartelle pazze-
Bastano autodichiarazioni se
tributi gia' pagati -
Stop alle cartelle pazze. Il fisco ha deciso che al
contribuente che ricevera' richiesta di pagamenti fatti basta un'autocertificazione.Insomma,
al contribuente onesto una nuova chance per fermare le 'avances'
dell'erario: si puo' inviare una certificazione per sospendere procedure di
riscossione, ma solo se la richiesta riguarda tributi gia'pagati o
interessati da un provvedimento di sgravio o sospensione. La novita' da
Equitalia, concessionaria di riscossione per recuperare tasse al Fisco.
Casapound-Blocco in piazza a Roma -
Bandiere nere e tricolori.In un'altra piazza sit-in
antifascisti -
Bandiere nere e tricolori sventolano a Roma, dove si sta svolgendo la
manifestazione dei movimenti di destra Casapound e Blocco studentesco.I
manifestanti, soprattutto giovani tra i 17 e i 30 anni, hanno anche acceso
fumogeni bianchi, rossi e verdi formando un tricolore. In un'altra piazza
romana, a Santi Apostoli, studenti, rappresentanti dei centri sociali e di
partito protestano con sit-in antifascisti in opposizione alle
organizzazione di centro destra di Casapound.
Cgil/ Congresso fischi a Sacconi, Marcegaglia, Bonanni e Angeletti
-
Bordate di fischi dei delegati
al XVI congresso della Cgil per alcuni ospiti seduti in platea.
Manifestazioni di disapprovazione sono state riservate al presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,
ai segretari generali di Cisl, Raffaele Bonanni, e Uil, Luigi Angeletti, e
al governatore del Lazio, Renata Polverini. Applausi invece per il
segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e addirittura un'ovazione per il
governatore della Puglia, Nichi Vendola.
Laziogate,
Storace e altri 7 condannati - L'ex governatore
della Regione Lazio, Francesco Storace, è stato condannato ad 1 anno e sei
mesi di reclusione, assieme ad altre sette persone, nell'ambito del processo
nel cosiddetto Laziogate. La sentenza è stata letta questa mattina dal
giudice monocratico Maria Buonaventura, della quarta sezione del Tribunale
di Roma. Con 8 condanne, tra le quali qualle di Francesco Storace a un anno
e 6 mesi e un'assoluzione, si è concluso oggi il processo Laziogate. La
sentenza è stata pronunciata dalla IV Sezione penale del Tribunale di Roma.
La vicenda giudiziaria è quella relativa al presunto accesso, avvenuto nel
marzo del 2005, tramite i computer di Laziomatica, al sistema informatizzato
dell'anagrafe capitolina per boicottare alla competizione elettorale
regionale del Lazio, tramite la sottoscrizione di firme false, la lista
Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini. Tra i condannati anche l'ex
presidente della Regione Francesco Storace cui è stata inflitta una pena di
un anno e sei mesi di reclusione.
Scajola: Berlusconi, tengo interim -
Il premier, inevitabili le dimissioni del ministro -
Silvio Berlusconi e' intenzionato, almeno per il
momento, a mantenere l'interim dello Sviluppo Economico, dopo le dimissioni
di Scajola. Il premier lo ha detto in una cena con una ventina di senatori.
Quanto alle dimissioni di Scajola il premier ha osservato che,se si compra
una casa che vale un milione e 800 mila euro e la si paga poco piu' di
seicentomila euro,c'e' qualcosa che non va. E se, ricoprendo un ruolo
pubblico, non puo' si spiegare, le dimissioni diventano inevitabili

Unità d'Italia, scontro nella maggioranza
Fini: grave che Pdl non prenda iniziative - Bossi:
celebrazioni inutili ma se me lo chiede Napolitano. Il capo dello Stato:
serve orgoglio nazionale -
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, interviene nel
dibattito sulle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia e intervistato
dalla Stampa dice di ritenere «molto grave che il Pdl non prenda sue
iniziative». Della Lega, Fini depreca «questo atteggiamento di sostanziale
negazione dell'unità nazionale», e poi invita a rileggere Mazzini: «dovremmo
mostrare ai figli che rende più l'onestà della disinvoltura». Al quotidiano
la Repubblica, il ministro per le Riforme Umberto Bossi dice di non
sapere ancora se andrà alle celebrazioni: «ma se Napolitano mi chiama...». E
il suo auspicio è vi si arrivi con il federalismo fatto,che sia legge e
diventi realtà
Lazio,
minacce di morte a Lotito - Busta con
proiettili 'se non battete l'Inter...'-
Minacce di morte a Claudio Lotito "se non battete l'Inter". Lo denuncia lo
stesso presidente biancoceleste in un lungo comunicato all'ANSA in cui
rivela che che in una busta gli sono arrivati anche "proiettili di grosso
calibro".
"La polemica che è seguita all'incontro di calcio Lazio-Inter di ieri - è
detto nella dichiarazione all'ANSA di Lotito - costituisce occasione per
riprendere alcuni temi sui quali la Lazio, ed il suo Presidente, si sono
costantemente impegnati in questi anni. Abbiamo più volte ribadito la
necessità che l'antagonismo sportivo rimanesse nei confini della dialettica
civile, senza mai debordare in violenza verbale o fisica e senza offendere
la dignità dell'avversario: invece abbiamo assistito a manifestazioni,
specie in occasione dell'ultimo derby, che hanno profonda-mente ferito la
tifoseria laziale e che hanno generato un clima di istigazione alla violenza
che si è protratto per tutta la settimana".
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TONINO
SCENDE IN CAMPO
Lo ripete da settimane: il centrosinistra deve scegliere il suo candidato
premier entro la fine dell'anno. E' ora Antonio Di Pietro ha finalmente
trovato il nome giusto: un ex magistrato, in testa alle classifiche della
popolarità, con una solida esperienza politica. Tonino in persona? Esatto. .
Fino a qualche tempo fa il leader di IDV escludeva di voler correre in
prima persona: "serve una figura di alto profilo, e non possiamo essere nè
io nè Bersani.
Una personalità che ridia al paese pacificazione, serenità, fiducia. Che
sappia parlare di occupazione, lavoro, sicurezza, ambiente e abbia la
professionalità per gestire situazioni ed emergenze senza diventare un
fantoccio nelle mani dei partiti".
Ma ora sembra aver cambiato idea. E si prepara ad annunciare la sua
candidatura alle primarie del centrosinistra in occasione della tradizionale
festa nazione del partito in programma per metà settembre.
" Qui nessuno si muove, Berlusconi pensa di tornare al voto nel 2011, non
posso più aspettare i comodi del PD". Di Pietro rompe gli indugi. In attesa
che si facciano avanti altri competitor: da Nichi Ventola a Enrico Letta.
Roma, genitori in mutande contro la Gelmini -
Hanno manifestato in mutande su un cavalcavia
coprendosi con cartelli che formavano la scritta «gelmini = la 'squola' in
mutande». E' la protesta di alcuni genitori e docenti della scuola materna
ed elementare di Grottarossa a Roma, contro i tagli al tempo pieno.
I manifestanti, vestiti solo in reggiseno e slip, durante l'orario di
inizio delle lezioni sono saliti su un cavalcavia pedonale di via Flaminia,
nella zona della stazione di Grottarossa, esponendo ognuno una lettera per
formare la scritta della loro protesta. Sotto il cavalcavia il traffico di
automobilisti sorpresi. «La nostra è stata una delle prime tre scuola a
tempo pieno in Italia - hanno detto i genitori - ma oggi, con i tagli, una
delle nostre classi sarà costretta invece a coprire 27 ore anzichè 40.
Abbiamo chiesto spiegazioni, ma provveditorato e ministero dell'istruzione
si scaricano a vicenda le responsabilità».
Caro Berlusconi ascolti e legga
quest'opera- questa è la realtà
- (cliccare)
L'Idv
presenta contromanovra da 65 miliardi 33 per il risanamento e 32 per lo
sviluppo - Presentatate da Di
Pietro le misure alternative a quelle del governo. Tra i tagli quasi
abolizione dei vitalizi, delle auto blu e della totalità delle province.
Maggiore tassazione delle rendite, reintroduzione dell'Ici. Ma forte
riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese -
Leggi
Di Pietro al Pd: il governo cadrà, organizziamoci -
“L’Italia dei Valori e io personalmente da giorni
andiamo dicendo che ci avviciniamo alla Caporetto di questo governo
e che è necessario da subito creare un’alternativa,
proponendo un programma per il Paese”. Ne è sicuro Antonio Di Pietro
che, rispondendo ieri alle domande dei giornalisti, a margine di una
conferenza stampa a Trieste, ha scattato, con la solita
fermezza, una fotografia impietosa del governo guidato da Silvio Berlusconi.
Per il leader dell’Idv i tempi sono ormai maturi e impongono
per questo un’organizzazione da parte dei partiti di opposizione. “Occorre
trovare – ha continuato l’ex magistrato – un candidato che
metta insieme anche gli elettori che finora non ci hanno votato e
ridia serenità e sicurezza al Paese. E una coalizione – ha aggiunto
– fatta di partiti e di rappresentanti di interessi diffusi che si ritrovano
su quel programma”.
Quella delle elezioni anticipate, infatti, per Di Pietro non
è un’ipotesi del terzo tipo, ma una prospettiva plausibile. “Non condivido
chi, come il Pd – ha spiegato – dice che questo non è il momento.
Può capitare da un momento all’altro che si debba andare a votare,
perché credo che per motivi giudiziari questo governo è grandemente
compromesso”.
Quindi è passato all’immancabile attacco al presidente del
Consiglio. “Berlusconi – ha riferito ieri ai giornalisti Di Pietro – ha
ragione quando dice che questa non è una nuova Tangentopoli:
è sempre la stessa perché ci stanno sempre dentro tutti i
suoi amici, anche quelli di prima. E proprio per questa ragione bisogna
mandarli tutti a casa. Su Tangentopoli l’altra volta come questa volta – ha
notato l’ex pm – ci sta pensando la magistratura. Il nostro appello al
Parlamento è di fare in maniera che i cittadini, riappropriandosi del potere
di votare, scelgano una nuova classe dirigente mettendo
come condizione che alle prossime elezioni tutti coloro che hanno a che fare
con la giustizia vadano a casa”.
Una “rivoluzione copernicana” che il leader dell’Idv vorrebbe
centrare insieme agli alleati democratici: “Il Pd deve decidere
subito da che parte stare. Le inchieste si stanno allargando e
lambiscono altri ministri. Invece di appoggiare Udc o altre formazioni – ha
concluso Di Pietro – farebbe meglio ad appoggiare e
allearsi con l’Idv“.
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Cercasi
GIORNALISTA REGOLARMENTE ISCRITTO ALL'ALBO DISPOSTO AD ASSUMERE LA
DIREZIONE DI QUESTO QUOTIDIANO Tel. 3479234150
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Fini stende la "rete". Il "pesce" è
già dentro. E non lo sa...- Fa saltare l’incontro
con il triumviro Denis Verdini per dimostrare a Silvio Berlusconi chi è che
tiene in mano il bandolo della matassa.
Ma Gianfranco Fini non si limita al gioco delle “tre carte”.
Il presidente della Camera ha una strategia ben definita, basata sul
logoramento a “fuoco lento” del Cavaliere. Quindi “no” alla ricucitura con
Il Premier: anzi marcare in modo sempre più approfondito e plateale la
propria distanza dal fondatore e padre-padrone del partito del “predellino”.
Questo perché i problemi politici posti nella “famosa” riunione della
Direzione sono tutti lì e lì staranno a marcire
La mediazione è impossibile perché l’ex leader di An ha messo
in discussioni i cardini su cui regge il “berlusconismo”.
E soprattutto perché sedersi sulla sponda del fiume può dare
frutti insperati.
Fini è certo che le inchieste giudiziarie procederanno e
saranno devastanti, con “esito catastrofico” per il Premier e per il
Governo. Il cappio della “questione morale” stringerà l’esecutivo fino a
soffocarlo definitivamente. Non bastasse, la maggioranza potrebbe
frantumarsi sullo scoglio del federalismo e potrebbe essere lo stesso
Tremonti a sparare il colpo di grazia.
Così Fini prepara la convention di Generazione Italia, la sua
corrente. Cioè il suo nuovo partito. La “rete” è già in acqua. E il pesce è
già dentro. Ma non lo sa
LA MAREA NERA
DELLA IMMORALITA’
di Luigi De Magistris -Questo
Paese bisogna amarlo davvero per cambiarlo. I proclami d’affetto gridati da
un palco politico servono solo per imbonire e vendere un prodotto avariato
rifilandolo per fresco. Il partito dell’amore? Sì, per il potere, per la
“cricca”, per i soldi, per lecase.
Dopo le comiche, la tragedia. Nonostante i ridicoli tentativi del capo del
Governo di tranquillizzarci affermando che tutto è a posto, è evidente il
profondo baratro d’immoralità in cui l’Italia sprofonda e l’instabilità
politica a cui andiamo incontro. Una cloaca di putridi miasmi fatta di
intrecci perversi politico-affarisitici che ha governato e governa il
sistema economico pubblico per trarne profitti privati aggredendo e
spolpando le finanze statali, ovvero le tasche dei cittadini. Lo spettro
della Grecia, corrosa da una buona dose di corruzione, aleggia anche su di
noi . Scandali che declassano ad una categoria inferiore quelli che
funestarono la prima Repubblica e ai quali pensavamo di non dover mai più
sottostare. Stanno venendo alla luce episodi che dimostrano quanto siano
radicati e profondi i sensi di immoralità e impunità di molti amministratori
pubblici. Al bene comune si preferisce quello Proprio e della “famiglia”.
Mentre i bisogni dei cittadini vengono ignorati.
Il caso Scajola è emblematico per comprendere quanto il sistema sia
Collaudato e oliato. Non c’è ancora alcun atto d’accusa formale emesso dalla
Procura di Perugia, ma come non ritenere politicamente gravissime le
dichiarazioni di un ministro della Repubblica che dice di non sapere chi ha
pagato 900 mila euro per contribuire all’acquisto di una sua casa,
altrimenti pagata un prezzo irrisorio rispetto alle valutazioni di mercato?
I cittadini sono trattati come degli imbecilli ai quali raccontare qualsiasi
cosa senza alcun ritegno.
Grave, al pari della pagliacciata messa in scena da molti esponenti
dell’Esecutivo e della maggioranza che, già dalle prime ore dalla notizia,
con un collaudato copione dettato e ampiamente utilizzato dal “regista”,
hanno tentato di coprire ciò che a tutti era chiarissimo con espressioni di
solidarietà umana e politica per il ministro dello Sviluppo Economico. Le
tardive dimissioni dall’incarico di quest’ultimo hanno peraltro prodotto un
altro bel capolavoro politico: Berlusconi ha preso ad interim le deleghe del
dicastero lasciato da Scajola nelle quali vi sono anche quelle che
riguardano il settore delle telecomunicazioni così caro al proprietario di
Mediaset, controllore dell’informazione privata e di quella pubblica. Lo
stesso che dichiara, dopo la vicenda ignobile del suo ministro:”in Italia
c’è troppa libertà di stampa!” e che vorrebbe far tacere la satira a lui non
gradita.
Per non parlare del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, il quale continua a
ritenere di non doversi dimettere nonostante risulti indagato in una vicenda
d’affari illeciti in merito a investimenti che imprenditori “amici”
avrebbero dovuto fare nel settore Eolico in Sardegna. Verdini, nel presunto
affaire, sarebbe stato in bella compagnia: Marcello Dell’Utri (condannato
per concorso esterno in associazione mafiosa a 9 anni ); Flavio Carboni (
già indagato per collegamenti con esponenti della mafia siciliana e per
l’omicidio del banchiere Roberto calvi); del presidente della Regione Sarda,
Ugo Cappellacci. E’ solo l’inizio di uno scenario che prese l’avvio dallo
scandalo “Grandi Eventi-G8”, e ora si allarga a macchia d’olio, investendo
altri nomi eccellenti del Governo Berlusconi e che sta toccando le coste
d’Oltre Tevere.
Il presidente del Consiglio, rilancia la tesi del complotto
giudiziario-giornalistico come ha fatto tante altre volte. Siamo ormai di
fronte ad un clown che non riesce più a far ridere; di un barzellettiere a
cui manca la battuta finale. Al cospetto di una maschera di cerone che si
decompone
giorno dopo giorno. Oscenità di proporzioni incredibili, quanto prevedibili,
dati gli attori che recitano in palcoscenico.
Per arginare la fuoriuscita del petrolio al largo delle coste della
Louisiana, nel Golfo del Messico, che ha già distrutto un luogo incantevole,
si sta tentando una disperata operazione. Una cupola metallica sarà calata
sul fondo del mare, così da coprire il foro della trivellazione e bloccare
la grande quantità di greggio che ancora si riversa nelle acque. Ci
auguriamo tutti che si riesca a porre fine ad una tragedia ambientale di
proporzioni inaudite.
In Italia, invece, la “cupola” dobbiamo toglierla ora, se vogliamo fermare
la grande “marea nera” che ci sta soffocando e sperare di poter respirare un
pò d’aria pulita. Lo si deve ai tanti cittadini onesti.
Ascensore rotto, bimbo muore in ospedale -
Padre accusa: medici bloccati, soccorsi in ritardo -
Un neonato e' morto in ospedale a Napoli e il padre accusa: i soccorsi hanno
tardato perche' i medici sono rimasti bloccati in ascensore.
Il piccolo, venuto alla luce all'ospedale Incurabili, dopo un parto cesareo,
aveva accusato problemi respiratori ma l'equipe medica che avrebbe dovuto
rianimarlo, denuncia il padre, e' rimasta bloccata in un ascensore del
nosocomio. Disperata allora, ma inutile, la corsa verso l'ospedale Monaldi.
Disposto dal pm il sequestro della cartella clinica.
A 10 anni prende a calci la maestra e le spappola
la milza - E' successo a Napoli n una scuola
elementare - La maestra interviene per
impedire una rissa tra ragazzini, ma un alunno di 10 anni si ribella e le
sferra un calcio che le spappola la milza. E' accaduto in una scuola
elementare di Barra, quartiere alla periferia est di Napoli. La notizia è
stata riportata dal quotidiano 'Il Mattino' che racconta quanto avvenuto al
circolo didattico 'Madre Claudia Russo'. Il bambino, Salvatore, in pieno
orario scolastico e mentre era in corso un test didattico, ha assalito
l'insegnante, Maria Marcello di 48 anni. La donna si è accasciata al suolo
dopo aver ricevuto un calcio particolarmente violento in un fianco.
Ricoverata presso l'ospedale 'Villa Betania' del quartiere Ponticelli, è
stata operata d'urgenza e le viene asportata la milza che era stata
seriamente danneggiata. Oggi i genitori del ragazzino saranno ascoltati
dalla polizia e sarà inviata una segnalazione alla Procura della Repubblica.

BERLUSCONI: dalla DANDINI continue aggressioni -
Nessun accenno a chi sara' il sostituto di Claudio Scajola ("ne riparleremo
tra qualche giorno"), ne' tantomeno Silvio Berlusconi si e' soffermato in
Consiglio dei ministri sul momento politico. Il premier, pero', durante la
riunione di oggi, riferiscono alcuni partecipanti al Cdm, ha criticato
'Parla con me', la trasmissione condotta da Serena Dandini, in onda ieri
sera su Rai3. "Avete visto, e' veramente incredibile come un servizio
pubblico possa continuare in queste aggressioni", ha osservato il premier.
.
Unità
d'Italia, Napolitano «Celebrazioni non sono tempo perso» -
Tutte le iniziative comprese nel ''sobrio'' programma per
celebrare il 150/o dell'Unita' d'Italia ''non sono tempo perso e denaro
sprecato, ma fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei
problemi oggi aperti dinanzi a noi'': lo ha detto il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso alla cerimonia ufficiale in
corso a Genova che da' il via alle celebrazioni per i 150 anni dell'unità
d'Italia, che culmineranno nel marzo dell'anno prossimo. Questo impegno, ha
aggiunto, ''si nutre di un piu' forte senso dell'Italia e dell'essere
italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della
nazione''.
''Deve guidarci piu' che mai, anche in queste celebrazioni, un forte spirito
unitario'' ha dichiarato Napolitano. ''Esse non possono essere rivolte in
polemica - ha aggiunto - con nessuna parte politica, ne' formare oggetto di
polemica pregiudiziale da parte di nessuna parte politica. C'e' spazio per
tutti i punti di vista e per tutti i contributi. Onoriamo cosi' i patrioti,
gli eroi e i caduti dei Mille, che salparono da Genova in questo giorno 5 di
maggio di 150 anni orsono. Viva l'Italia''.
''Far rivivere nella memoria e nella coscienza del Paese le ragioni di
quell'unita' e indivisibilita' con cui nacque l'Italia'' ha detto Giorgio
Napolitano, nel discorso di Genova, serve a offrire una ''fonte di coesione
sociale come base essenziale di ogni avanzamento, tanto del Nord quanto del
Sud, in un sempre piu' arduo contesto mondiale''.
''Non e' solo per ragioni di cronologia storica che le
celebrazioni per il 150/o dell'Unita' d'Italia partono dalla spiaggia e
dallo scoglio di Quarto, a Genova'' ha detto il presidente della Repubblica.
Il capo dello Stato ha preso la parola nell'hangar della
portaerei Garibaldi, attraccata alla stazione marittima di Genova. Al suo
fianco, i presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco
Fini, e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, insieme ai vertici delle
forze armate e delle istituzioni locali. Tra gli esponenti politici, il
segretario dell'Udc, Pier Ferdinando Casini.
'Celebrando il 150/o dell'Unita' d'Italia guardiamo avanti, traendo dalle
nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quello che c'e' da rinnovare
nella societa' e nello Stato'' ha detto Giorgio Napolitano, nel discorso di
Genova dalla portaerei Garibaldi.
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